Cap.25 – Rain

Non si svegliava mai tardi al mattino, Indie era uno che amava alzarsi dal letto con le luci dell’alba. Adorava i profumi del mattino, il sapore del caffè e tutto quello che dava segni di risveglio. Le cose e le persone che riescono a riposarsi poi affrontano meglio tutte le cose. La pioggia, quella sì, gli mancava un pò al mattino. Gli piacevano quelle mattine in cui ti svegli e senti che fuori piove. Quando pioveva al mattino era solito alzarsi ed aprire la finestra per poter sentire l’odore della pioggia, il rumore delle foglie colpite da quel tichettio indescrivibile che come sempre era la base ritmica per qualche altra composizione mentale. tic tic tic faceva la pioggia e la sua mente partoriva note in risposta. tic tic faceva la pioggia e Indie adorava il suo rumore. La pioggia era un’altra cosa di cui forse avrebbe parlato quella sera. Si perchè la pioggia in qualche modo, costringe alcuni a ripararsi ed altri ad affrontarla con coraggio. Se piove non sai se ripararti o dire “ma cosa importa”. Indie amava camminare e cantare sotto la pioggia come in quella vecchia canzone. Adorava la pioggia anche perchè amava follemente i temporali. I temporali lo rendevano ancor più felice in quanto la natura si esprimeva al meglio. I concerti della natura erano fondamentali per la vita di Indie, erano la prova che il mondo era tuttuno con lui e lui una sola cosa con il mondo. Quella sera cominciò a piovere ed Indie decise che era il caso di partecipare. Uscì di corsa dal circolo e cominciò a camminare sotto le gocce gelide di Novembre. Cominciò ad avvertire l’acqua sul suo viso e si sentì un po’ meglio e questo bagnarsi cominciò a lavare via anche i brutti pensieri della giornata, ma anche quelli belli. Cominciò ad aumentare il passo e fece un giro veloce dei palazzi della zona orientale per ritornare poi davanti alla porta del circolo. Aveva tracciato un cercio immaginario quasi ad indicare il territorio in cui sentirsi sicuro. Aveva fatto un cerchio per contenere il circolo, per proteggerlo chissà da quello che avrebbe detto, oppure aveva costruito una sorta di protezione per le note che quella sera sarebbero uscite. La instabilità mentale di Indie cominciò a peggiorare ma lui si sentiva meglio. Era forse l’ansia che lo attanagliava oppure semplicemente la smania di cominciare qualcosa di grande. Non vedeva l’ora che tutto partisse verso una direzione, una qualunque, ma era importante che partisse. Il tempo dell’attesa era sempre lì a bloccare il mondo ed a costringerlo a curvarsi con esso. Il tempo era Indie e Indie era il tempo. Il tempo scorreva lentamente per lui e l’attesa peggiorava. Cominciò a camminare avanti ed indietro davanti alla porta del circolo e non entrava. Il tempo non glielo permetteva. Non era a tempo. Quell’apertura di porta non era in battere con il resto dell’universo e Indie non voleva andare fuori tempo. Quindi su e giù quasi a creare un solco davanti alla porta. Su e giù Indie ed il circolo diventava il suo acquario che questa volta vedeva da fuori. Il circolo aveva adesso dei vetri altissimi ed era pieno d’acqua. Fuori pioveva e dentro le persone galleggiavano. Indie appoggiava le mani al vetro e non trovava più la porta. Le persone erano intrappolate in questo gigantesco mare e lui non poteva entrare per salvare nessuno o per partecipare semplicemente a quella sventura. Non riconosceva nessuno dei suoi profili, ma era sicuro che fossero lì dentro. L’ansia saliva sempre di più quando una voce gli sussurrò “vuoi entrare?” e la porta del circolo si aprì normale come sempre. Nessun acquario, nessun pericolo. “Entra che sei tutto bagnato” disse Benny, “come minchia devo fare con te? un momento prima di tutto scompari, cammini sotto la pioggia come un pazzo scatenato, ti bagni tutto e poi vorresti salire sul palco? Come vuoi essere finito fulminato dalla corrente o vuoi che ti ammazzi io direttamente adesso con un cazzotto in testa? Coglione, vatti ad asciugare che così non ti faccio salire.” Indie accettò la cazziata e si incamminò verso i nuovissimi bagni del circolo a cercare di asciugarsi alla meno peggio. Inzuppato come era si guardò allo specchio:”piacere Indie” disse sarcastico all’Indie che lo guardava dall’altra parte. “Sai quasi non mi riconosco più, sono Indie e non so chi sono, sono indie e non so dove sto andando, sono indie e non mi riconosco, ti prego aiutami tu, che solo sai chi sono.” Si passò una asciugamani tra i capelli, e sorrise al pensiero che ci fosse qualcuno che lo stava facendo per lui. Il pensiero lo trasportò verso i tempi in cui era piccolo e quando si bagnava come un pulcino c’era zia Giulia che lo asciugava. C’era sempre zia Giulia che lo strofinava come un bicchiere appena lavato e lo lasciava lì spettinato, rosso come una mela e stupidamente sorridente come solo un bambino sa fare. “Che mi rido da solo” pensò, “ma alla fine mi piace” ripensò. Un indie asciutto usciva dal bagno, rosso come una mela e cretino come un bambino. La sua voglia, il suo desiderio era senza dubbio di rituffarsi in quella pioggia che si faceva più incalzante, almeno per un altro pò, ma lo preoccupava il fatto che una volta uscito di lì avrebbe ancora rivisto quelle scene del circolo intrappolato in un mondo fuori tempo, in un mondo in levare. Il mondo in levare è proprio quel posto infame in cui tutti fanno una cosa un istante prima di te. Tutti in battere e tu esattamente un istante dopo colpisci il tuo battito in levare.

Prese un altro rum e Marco gli disse:”non starai esagerando I?” e forse  si lo stava facendo e forse lo stava facendo apposta. Conosceva bene i suoi limiti con l’alcool, ma a volte gli piaceva avvertire quello stato di allegrezza indotta. Lo spettacolo stava per iniziare finalmente e la pioggia continuava dentro e fuori del circolo, dentro e fuori Indie, come per lavare tutto quello che c’era in modo da prepararlo all’evento. Luci basse e vite sospese, luci basse ed ansia a mille, luci basse e Libera sale sul palco. Luci basse e Indie corre per essere in prima fila, ma si ferma nel mezzo della gente. Indie guarda da sotto e Libera sale sopra tutti ed è bella da far mancare il fiato. Libera è lì davanti a tutti ed i Pocket full of clouds sono da contorno. Il pacco pieno di nuvole sta per essere liberato e queste ultime potranno salire sul circolo e far piovere le note come sempre avevano sognato di fare. Le note improgionate nelle nuvole dei  Pocket erano pronte a colpire il circolo e devastarlo con tutta la loro forza, con tutta la loro eleganza di Libera e del suo essere così avvolgente. Il silenzio prima dell’inizio era un attimo lunghissimo di attesa che rende tutto più magico. Luci basse e cala il silenzio in sala. Luci basse, il fall festival sta per finire, luci basse e quindi respiro, urgenza, cervello, mano, corda, aria, respiro, e nuovamente respiro, urgenza, cervello, mano, corda, aria, respiro. Il mantra si ripeteva prima di proferire parola e note. L’aria era densa di attesa, densa delle terre magnifiche del silenzio, densa delle terre straordinarie dell’amore, densa della quinta stagione. L’aria era densa di pioggia, dentro e fuori, tutto poteva riunirsi in un’unica entità bellissima e colorata. TUtto l’autunno di quella situazione stava per rivelarsi agli occhi ed alle orecchie di tutti con un turbinio di note cadenti dalle nuvole dei pocket. Libera alzò il braccio leggermente ed il plettro della chitarra brillò nell’aria. Lo abbassò lentamente per poter colpire il mi basso della chitarra per dare così vita a quella che sarebbe stata l’ultima serata del fall, l’ultima serata dei pocket, l’ultima serata di Indie, l’ultima serata del circolo e quindi della città. L’incipit della vera ed ultima serata stava per essere partorito da una tasca piena di nuvole ed Indie lo sapeva.

Indie saltò sul palco e decise di presentare il concerto, fece un balzo rubò il microfono e Libera rimase pietrificata con il suo braccio in alto.

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