Qual è il mio mondo, questo o quello? Dove mi dovrò posizionare? Sono Indie e questo è già un problema. Sono di Fly o sono di Libera? Sono solo? Non potrei non scegliere, è la mia natura che è così. Forse è solo la mia natura in questo momento. Forse non ero così, chi sarò poi? Chi ero prima di adesso, cosa è successo, cosa cavolo è successo? Vivevo bene, oppure vivevo ansie angoscie e tenebre? Mi sembra di star bene solo nelle terre del silenzio e quando e vengo fuori sono costretto ad affrontare un mondo rumoroso fatto di noie, rotture di scatole, improvisazioni sbagliate, cose da fare, cose da pagare, cose da inventare, cose da costruire e poi rompere, cose da prendere e consumare, cose insomma. Sono Indie e questo è già un problema. Fuori dalle mie terre del silenzio vivo l’ansia e l’angoscia del troppo rumore, del fastidio auricolare degli acufeni della disperazione della società, dell’errore di fondo del mercato e del consumismo. Vivo fuori dalle terre del silenzio e mi aggrappo al mio sogno ricorrente speranzoso di vedere un cambiamento in tutto il mondo compreso me. Vivo nelle mie terre del silenzio e non ho il coraggio di aprire una porta, la porta della pazzia, ma se non fosse la pazzia dove porta quell’uscio? Se fosse il cambiamento? Se aprissi quella porta e trovassi dall’altro lato la mia quinta stagione tanto cercata? Chissà, dovrei ricordarmi anche come ci si arriva, o semplicemente dovrei avere la forza, la voglia e l’orgoglio di andarci di proposito da sveglio. Qual è il mio posto? Dove dove dovrei essere, dove dovrei alloggiare? E’ questo il mio posto, respiri, urgenze, ansie, corde, mani abbracci, colori e la loro somma. Dovrei essere su di un cuscino e guardare questa luce azzurra che mi acceca, ma mi rasserena? Oppure dovrei essere altrove nel grigiore della vita quotidiana? Negli uffici a fare la fila alle poste, in banca, al mercato, nei negozi, nei centri commerciali, nei colori accecanti del circo e tra i poveri animali sfruttati per far sorridere qualche bambino di troppo? Dovrei fare figli? Dovrei riprodurmi per dare al mondo altri esseri infelici? O per dare altri soldi alla comunità? Dovrei sposarmi? Per dare soldi alla chiesa e per far si che qualcuno dica: “si, tu sei qualcuno”. Dovrei pagare notai per comprare case e per farmi dire che sono io? Si tu sei tu, sei Indie, dammi tremila euro. Dovrei continuare a farmi visitare da esseri che ti chiedono l’anima e quindi poichè non sempre riescono ad ammazzarti con le loro cure, di sicuro ti ammazzano economnicamente? Dovrei restare su questa terra per far contento chi mi ci ha messo sopra e mi ha legato ad una sedia oppure ad un letto? Perché dovrei farlo, ditemelo voi? La terra del silenzio è tutto quello che una persona può desiderare, c’è la natura, ci sono gli animali che non fanno rumore, ci sono gli alberi, ah, gli alberi che meraviglia, come sanno stare zitti gli alberi. Nessuno è in grado di stare zitto più di un albero. Ti viene voglia di abbracciarli e di portarteli a casa e coccolarli come figli, ma ti rendi conto che anche quella è violenza. Lasciamo gli alberi dove sono, sapete una volta li tolsero dal cortile di casa mia. Una cosa inaudita e violenta, e fu fatto per dare possibilità a delle auto di parcheggiare. Noi le sfreggiammo tutte per dispetto. Dovrei continuare a giocare in questo mondo taglia alberi? Scassa boschi e scassa natura? Dovrei stare a questo gioco? Dovrei permettere a tutti di trattarci come esseri inermi e senza cervello? No signori miei, non è giusto, Indie è diverso e voi lo sapete, No signori miei il mio No è forte ed alto, è un No con la lettera maiuscola, è un No per indicare No, Mai! Signori miei svegliatevi, non sono io che devo farlo. Signori miei saltate sul vostro posto e salite sulle vostre sedie. Guardate le cose da un altro punto di vista. Non guardate il mondo da come vi hanno detto di guardarlo, quella visione è finta, è stata creata apposta per voi. Non guardate il mondo dalla vostra posizione eretta, girate la testa! Ascoltate il mondo, ascoltate l’allegra sinfonia improvvisata del bordello che abbiamo creato e ditemi sinceramente se volete continuare a farne parte, ditemelo ora, o voi che siete come me gli artefici di questo casino incommensurabile. Sì, signori miei, guardate bene, questo è un cazzo di casino che abbiamo combinato. Guardate lì fuori per strada, la gente è capace di ammazzarsi per prendere quell’unico posto macchina che è di fianco alla banca dove bisogna andare per forza a chiedere elemosina. Dove bisogna per forza andare a ritirare i soldi che gli abbiamo regalato. Ci siam fatti fregare, gli abbiamo dato i nostri soldi e non possiamo riprenderceli, perché non ce li hanno più. Lo abbiamo fatto pensando che un giorno saremmo stati ricchi ed ora non ce ne è più per nessuno. Girate la testa ora e guardate i bar dall’altro lato: Macchinette ruba fortuna, la gente ci butta gli stipendi perché qualcuno ha detto che si possono fare soldi in un attimo premendo un pulsante ed aspettando che escano tre cazzate uguali sulla slot. La gente ha buttato fortune e famiglie in quelle macchinette infernali. E’ qui che devo stare? E’ qui che voglio stare? Guardate bene,la macchinetta anche del caffè, lo paghiamo 1 euro circa, gli diamo novecento volte il valore di una tazzina e poi magari sorridenti diciamo anche no non ci dia lo scontrino non c’è bisogno. C’è bisogno eccome signori miei, c’è bisogno eccome. Ci siamo fatti fregare ed è qui che vogliamo stare?? Non ci posso credere signori miei, ma voi con le vostre facce stralunate ed attonite, mi avete fatto venire voglia di andare, si, andare, uscire da questo mondo falso e pieno di nulla. Passiamo dal nulla al niente come se nulla fosse ed oscilliamo dalla destra alla sinistra del nostro personalissimo parlamento senza ritegno. E’ qui che volete stare? Indie si chiama Indie ed è già un problema per lui, Indie non ci vuole stare qui? Avete capito?
Forse non lo aveva capito bene neanche lui, ma le cose stavano prendendo pian piano una strada, stavano diventando sempre più chiare e come la luce di una lampadina economica ed ecologica, l’intensità aumentava man mano che parlava con se stesso e con la sua platea immaginaria. Indie era quasi pronto alla decisione, quasi pronto a quello che sarebbe stato il suo spettacolo ed il suo domani a meno che le due cose non fossero state esattamente la stessa cosa. Diede uno sguardo al circolo e lo vide ancora una volta cambiato. In particolare si accorse che le luci che lo caratterizzavano prima erano diventate più azzurre. Stranamente Benny non gli aveva detto niente in merito. Notò questo cambio di intensità e se ne rammaricò ancora una volta. Non voleva cambiamenti repentini in quel posto che era quasi la sua casa. Avvertì come una scossa, chiuse gli occhi ed un sospiro gli disse: “svegliati Indie, svegliati”. Il dubbio come sempre era se restare oppure andare via.

