Lunga l’attesa è sempre lunga. Un’attesa rende tutto inaccettabile, un’attesa rende il mondo cattivo. Aspettare non è naturale per chi è inquieto come Indie. Attendere che arrivi il 30 Novembre per potersi presentare alla Product e decidere di un contratto era una cosa innaturale che lo rendeva completamente pazzo. Lo faceva impazzire la sola idea di dover attendere un mezzo di locomozione per recarsi al posto, tipo un treno oppure un aereo, o perché no andarci in macchina e quindi attendere il benzinaio che ti fa carburante, attendere l’omino del casello dell’autostrada, si quello che non saluta mai nessuno e che non saluta mai nessuno, che ti dia il resto dei soldi che non trovi mai in quel frangente, attendere che la fila alla biglietteria della stazione diventi sempre più snella e quindi ti permetta di accedere allo sportello e quindi ti permetta di attendere il bigliettaio ed i tuoi biglietti, attendere il treno al binario, attendere che riparta, oppure attendere che la fila del check in in aeroporto diventi veloce e tu possa presentare i tuoi documenti ed i tuoi bagagli alla signorina e quindi poi attendere che si apra l’accesso al gate, attendere quindi che si apra il gate e ti porti sull’aereo ed attendere quindi che l’aereo parta e quindi attendere che atterri e che qualcuno apra il portellone e quindi attendere un taxi e che quindi un tassista ti porti a destinazione e quindi attendere un portinaio che ti indichi la strada oppure un omino alla reception che ti dica di attendere che la stanza sia pronta e quindi attendere l’ascensore che ti porti al piano e quindi attendere che una volta appoggiata la testa sul cuscino i pensieri escano e lascino posto al sonno, atteso. Attendere è innaturale, Indie non sapeva attendere, Indie era inquieto come un temporale che non si fa attendere. La pazienza non è degli inquieti, la pazienza sa attendere, la pazienza non era di Indie. Lunga l’attesa di chi deve salire sul palco e presentarsi al mondo intero come il vangelo. Lunga è l’attesa di chi imbraccia la chitarra ed inserisce il jack e lunga è l’attesa di chi cerca il plettro nel taschino del jeans sperando di non averlo dimenticato ed è lunga l’attesa di chi aspetta che le luci si spengano affinché lo spettacolo inizi. Lunga è l’attesa di chi deve ricevere il battito del click ed è lunga l’attesa del momento in cui inizia il brano. Lunga è l’attesa di chi deve suonare dopo gli altri e quindi aspetta la sua battuta, la sua misura in battere o levare che sia. E’ lunga l’attesa di chi deve salutare prima di suonare, di chi deve dire chi è prima di mettere mano allo strumento, perchè nessuno sa chi è. Lunga è l’attesa di chi una volta finito il brano aspetta che il pubblico mostri il proprio apprezzamento oppure il proprio disappunto su quello che ha ascoltato, avvertito, sentito o sopportato. Lunga è l’attesa di chi una volta finito lo spettacolo dice:”grazie buonanotte” e aspetta speranzoso che qualcuno dica:”non te ne andare, oppure suonate ancora” invece di ricevere un “meno male che te ne vai”. Lunga resta l’attesa di quella serata speciale nel circolo e quindi nella città. Lunga è l’attesa di tutti i profili di Indie. Sarà lunga aspettare anche che finiscano i Pocket perché è lunga l’attesa per ogni gesto di Libera e dei suoi angeli colleghi nerd. Lunga è l’attesa ed Indie anche di questo avrebbe parlato quella sera. Lunga era l’attesa di vedere tutti gli amici ed i profili che aveva individuato. Lunga era l’attesa di vedere davanti a se Fly, lunghissima. Lunghissima era l’attesa di vedere anche Seah almeno un’altra volta nella sua vita, lunghissima quasi eterna. Lunghissima l’attesa di incontrare il Do maggiore ed il Sol maggiore, ma forse erano accordi che non facevano per lui, eterno esecutore di accordi di settima, che appunto creavano tensione e quindi attesa. Lunga l’attesa di chi dopo fa maggiore e sol maggiore cade in inganno su la minore e non su do maggiore. Lunga è l’attesa di chi ama davvero. Lunga è l’attesa di vederci chiaro, sempre e comunque in ogni situazione. Lunga è l’attesa di chi deve aspettare dei risultati. Lunga è l’attesa di chi attende una parola di conforto, lunghissima è l’attesa di chi ritiene che sia tutto finito e spera che non accada nuovamente. Lunga è la vita e lunghissima è la morte, lunga è l’attesa di chi vive e lunga è l’attesa di chi muore. “Attendi qualcuno?” chiese Libera avvicinandosi al suo orecchio. “Attendo da una vita intera mia cara, e tu sai sempre cosa chiedere al momento giusto, in bocca al lupo per stasera Libera, sarò tutto orecchie solo per te.” “Crepi il lupo” rispose Libera col suo tocco di nostalgia negli occhi mentre non lo guardava. Libera avrebbe suonato come non mai quella notte. Aveva istruito e coinvolto i suoi Pocket of clouds in questo festival come se fosse la cosa più importante per lei. Ci teneva ad essere all’altezza della situazione e soprattutto voleva essere da lancio per la serata, da cornice perfetta per il suo Indie. Voleva necessariamente fare da tappeto ad una serata che probabilmente l’avrebbe comunque vista da protagonista. Voleva essere perfetta per il suo Indie ed il fatto di pensarlo “suo” la rendeva terribilmente triste ancor di più. Il momento cruciale si avvicinava e Libera era in agitazione, inquieta. Sentiva che mancava qualcosa a tutto quell’attendere. Si girò e non vide Indie nelle sue vicinanze. “Sarò costretta a trovarlo di nuovo, se lui lo vorrà” pensò e abbassò gli occhi della ricerca. Lunga è l’attesa di chi cerca qualcuno nella folla, lunga è l’attesa di chi sa dove sia una persona e non può sempre essere accanto a lei. Lunga è l’attesa di chi torna e lunga è l’attesa di chi aspetta qualcuno che torni. Lunga è l’attesa dell’inizio di questa serata memorabile. Alta e meravigliosa è Libera che si appresta a salire sul palco per unire le terre del silenzio, della tenacia e dell’amore eterno.
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