Cap.19 – La quinta stagione

Indie non sapeva se questo fosse il mondo migliore possibile, ma di sicuro avvertiva l’urgenza e la possibilità di provare a migliorarlo. Indie credeva che ci fosse un modo in cui le persone cominciassero a pensare davvero, visto che si trattava di una delle poche cose gratis che erano rimaste nel mondo. Pensare e crearsi dei dubbi per affossare delle certezze comuni che per millenni stavano rovinando l’umanità. Indie era indipendente anche dal suo dio personalissimo che si era creato.

Vagò fuori dal circolo pensando: “Sono in preda ad un raptus da cambiamento, sono in preda ad una crisi di panico o sono davvero nei pressi del bivio di cui avverto la presenza? Sarò ormai e di nuovo di fronte alla porta incontrata nelle terre del silenzio? Starò per diventare pazzo o lo sono sempre stato? Sono Indie ed ho capito, ma chi altro sono e chi altro diverrò?” Decise di rilassarsi nuovamente e si sdraiò sul muretto sul lungomare. Braccia dietro la nuca, gambe tirate al corpo, pancia in su, occhi chiusi, pronto per un nuovo viaggio. Immaginò il suo foglio bianco sulla scrivania vuota avvicinarsi alla sua faccia e quindi coprire il suo spazio visivo fino in fondo. Quella luce svuotò la sua mente e diede spazio ad un paesaggio nuovo. Una visione stellare e meravigliosa di un mondo che non aveva mai visto in cui i colori primaverili di margheritine ed alberi in fiore si mischiavano ad alberi con foglie cadute a formare tappeti croccanti. Farfalle e rondini si alternavano a gabbiani e storni ed il sole caldissimo lasciava spazi a scrosci di pioggia e camere di nebbia. Un mondo nuovo in cui la tassanomia stagionale scompariva e formava una stagione nuova, la quinta. La sua personalissima quinta stagione appariva ai suoi occhi chiusi con forza e potenza e come una esplosione di colori pronti a formare frattali stupendi da cui non poter uscire mai più. Vide il mondo che aveva sempre sognato in cui ogni essere in possesso di una linfa vitale potesse coesistere con gli altri senza danneggiarsi, senza arricchirsi alle spalle degli altri esseri, senza vivere alle spalle degli altri oppure grazie alla morte degli altri. Un mondo senza regole, ma senza guerre, un mondo senza religione ne preti ne padroni ne potenti. Un mondo senza gerarchie e senza livelli sociali. Tutti allo stesso identico fantastico livello, inverno, estate, primavera ed autunno in un calendario fermo ad un giorno particolare, quello della quinta stagione. Una stagione in cui il mare è calmo ed è lungo ed è agitato e tempestoso nello stesso istante. Una stagione in cui l’arcobaleno parte con i suoi colori e diventa a toni di grigio dopo un pò. Alberi che fondano le radici su terre che amano gli alberi e piante che non devono lottare con l’asfalto per pote uscire fuori. Un mondo dove le auto non esistono, dove i palazzi non esistono, dove la natura regna sovrana ed il progresso è fermo allo spazio temporale precedente. Tutto è fermo allo spazio precedente. Ogni cosa non nasce e non muore, ogni cosa vive in eterno ed in eterna condivisione con le altre cose. Ogni cosa è viva, parla e comunica con ogni altra cosa. Indie aveva sempre pensato che anche nel mondo delle 4 stagioni ogni cosa parlasse, anche le pietre, ma che avevano smesso di farlo da quando l’uomo aveva cominciato a distruggere il pianeta. Il suo viaggio era accompagnato dalla più bella colonna sonora del mondo, il suo silenzio. Un silenzio così assordante da rendere tutto immerso nel suo personalissimo acquario in cui questa volta Indie affogava quasi senza speranza fino a che una mano gli accarezzò il viso. Riconobbe il gesto e il calore assente della mano di Libera. La quinta stagione sparì dalla sua mente e la sua mano afferrò con dolcezza quella di Libera. Aprì gli occhi e la guardò intensamente. Lei fece lo stesso e tenendosi per mano si avviarono verso il circolo nuovamente. Questa volta LIbera l’aveva recuperato non da una situazione di baratro, ma da una sensazione di piacere mentale e fisico. L’aveva riportato al mondo delle stagioni come tutti le conoscevano e gli aveva detto di seguirla. L’aveva guardato e gli aveva detto che quella era l’ora. Era quella l’ora dell’ultimo spettacolo del fall festival. Era quella l’ora in cui tornava sul palco anche per suonare, era quella l’ora di potersi rivolgere a tutti e dire come stavano le cose. Indie avvertiva questo momento come un momento solenne, eppure stavano per salire su di un palco non su di un patibolo. A volte certo le cose si somigliano e difficilmente si riesce a distinguerle, ma non era questo il caso. Indie e Libera, si avviavano verso il circolo. Indie si fermò di colpo e tirò a se Libera dicendole “mi hai chiesto di abbracciarti prima nel buio del circolo ed ora, lo farò”. Mantenne la promessa nel bel mezzo della strada più trafficata della città. Agli automobilisti non sembrava vero che quella entità fosse ferma al centro del lungomare come in una estasi profonda. Le auto potevano solo o fermarsi o schivare quella scena, ma tutti restavano stupiti dalla luce che emanava. L’energia di un abbraccio supera ogni altra luce, ogni altra visione, ogni altra cosa. Rimasero così per alcuni minuti, la promessa era stata mantenuta ora si poteva procedere. La sala del circolo era piena, stracolma dei “profili” di Indie. Stracolma di tutte quelle persone che costituivano il suo mondo e di tutta quella gente che in qualche modo lo amava. Friends and foes, amici e nemici, storie belle e storie brutte, visi sorridenti e facce scure, flora e fauna, belli e brutti, tronfi e mesti. Tutti insieme a formare la sua quinta stagione, tutti presenti allo show di Indie ed alle sue parole in procinto di essere condivise.

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