Zia Giulia era lì che lo aspettava, non poteva immaginarlo Indie, ma in realtà bastava pensarci un attimo in più. Zia giulia lo conosceva forse meglio di ogni altra persona e sapeva bene che cosa stava passando e cosa stava per succedere. Zia GIulia lo aspettava come solo lei sapeva fare appoggiata al termosifone con lo sguardo fuori dalla finestra. Quando si accorse che stava venendo in motorino si urtò. Non sopportava che Indie usasse un motorino, era troppo pericoloso per lei. Era troppo instabile per lei camminare su due ruote. Era troppo instabile per lei fumare, Lei che aveva cominciato quando aveva 12 anni di nascosto alla stazione di Salerno per ripararsi dai tedeschi. Zia Giulia aveva la tipica consapevolezza di chi è stato educato così, fascista dentro casa e democristiana alle urne, ma tanto di sinistra nei rapporti col mondo. Trecentosessanta gradi di angolazione politica, ma sicura dei suoi assiomi e delle sue teorie. Zia Giulia era il pane e sale di Indie, la sua famiglia, l’unico suo contatto con la crescita della sua mente. Aveva bisogno di rifugiarsi da lei per poter respirare della sua saggezza. Aveva bisogno di sentirle dire che era tutto ok e che non doveva preoccuparsi più di tanto se il suo mondo era in discesa. Aveva bisogno di un altro caffè, ma questa volta da solo. Aveva bisogno delle sue mani callose e della sua voce rassicurante per poter respirare l’aria della tranquillità d’animo. Come quando un grande atleta deve affrontare la sua più grande impresa per battere il record personale, aveva bisogno del suo guru personale e del suo momento di meditazione pura. Zia Giulia nel suo edificio era una celebrità e la casa era un porto di mare. Da poco era andata via la signora apparentemente pazza che abitava sullo stesso pianerottolo, la signora Silvia ed i suoi gatti era straconvinta di un progetto pedagogico creato interamente da lei, e ne parlava da circa 40 anni senza mai realizzarlo. I suoi gatti l’avrebbero realizzato di sicuro in meno tempo. Al piano superiore invece c’era un batterista, il batterista più bravo del palazzo. Del resto era solo lui. Deliziava i pomeriggi tranquilli del palazzo con studi improbabili ed una voglia esagerata di musica italiana. Incomprensibile davvero. Ancor più su della palazzina a cinque piani viveva la signora zenzero. La signora era dotata di un fortissimo accento agro nocerino sarnese che le configurava la bocca come la regina d’Inghilterra. Infatti gli abitanti dell’agro nord di salerno avevano questa caratteristica pronuncia della lettera “e” che diventava “ae” all’inglese. Nelle sue deformazioni peggiori anche la lettera “a” a volte poteva trasformarsi in “ae”. La signora zenzero era cintura nera di “ae” di conseguenza Indie non riusciva a non ridere quando lei pronunciava cose del tipo “Signò so andata a mare l’acqua era maerrone” oppure “Signò oggi se n’è juta a curraent!” traduzione “Signora oggi è andata via la corrente elettrica”. Indie adorava quella palazzina dove era cresciuto e ogni volta che vi si avvicinava in qualche modo faceva il suo appello mentale per verificare se fossero tutti ancora presenti. Salì gli otto scalini che contava sistematicamente dopo aver sistemato il motorino nel cortile ormai spoglio di alberi. Pensò “Benny mi ammazzerà”. Bussò alla porta ed il sorriso di zia GIulia era lì davanti alla porta ad attenderlo come sempre. “Ti stavo aspettando Indie, lo sapevo che saresti venuto oggi” e Indie per niente sorpreso che la sua sorpresa non era assolutamente riuscita confermò:”non avevo dubbi, ma tanto lo sai zia che quando ho qualcosa di importante da realizzare vengo prima qui, dal mio guru vecchietta preferita. Fammi il caffè, ti prego”.
Zia Giulia si apprestò al suo ormai notissimo rito e guardando per bene Indie gli disse:”sei stravolto, non devi dirmi niente? dai la prima volta che vieni senza Libera alle calcagna non mi racconti che hai combinato oggi?” e lui:”zia che vuoi che ti dica, le cose sono strane, procedono in modo strano ed io mi sto un po’ preoccupando. Non mi aspettavo oggi di incontrare una persona così magnetica, e non mi aspettavo di cadere in tentazioni proprio oggi che devo dare il meglio di me, ma so che un tuo caffè mi darà la carica giusta per affrontare tutto quello che deve accadere. Libera sta facendo ora il soundcheck e non ce l’ho fatta ad ascoltare.”. Zia GIulia intuì che il momento più importante stava per avvicinarsi e per questo un po’ si intristì, ma poi pensandoci bene, ed in maniera molto egoistica pensò meglio così. In fondo lei sentiva in qualche modo che Indie fosse tutto suo e di nessun altra. Avvertiva che Libera aveva quella forte influenza che aveva su tutti, e questo in qualche perverso modo le faceva piacere. Fine del rito inizio della mescitura. Il caffè era pronto ed Indie non appena lo assoporò si sentì subito meglio.
“Che devo fare?” disse chiedendo al suo guru vecchietta.
“Devi stare tranquillo, questo è un momento di grande transizione, devi affrontarlo con la consapevolezza che dopo sarà tutto meglio caro Indie. Sai quante volte l’ho dovuto dire e quante volte ho dovuto raccontare cosa fu per me un passaggio di tale importanza. Tu sei la mia gioia Indie, voglio che tu stia tranquillo.”
Quelle parole suonavano come un assolo di David Guilmour per le orecchie di Indie. Erano tipo l’assolo di “Time” oppure come l’inizio di “Shine on you crazy diamond”. Limpide parole e decise esternazioni di saggezza e precisione. Cristalline note per il suo registratore interno. Grandi parole da portarsi dietro per il resto della vita, per il resto della morte. “Non mi serve altro zia, tu mi dai tutto quello che serve in pochi minuti ed in poche parole. Tu mi dai quello che voglio senza volere nulla in cambio se non la mia felicità e la mia serenità, tu sei quello che serve al mondo, una saggezza limpida, tradizionale e semplice come il sale sul pane. Sei quello che ogni persona dovrebbe avere prima di fare ogni azione, ogni scelta, o di affrontare qualunque cambiamento. Dovresti essere considerata come un bene nazionale e perché no come una meraviglia del mondo. Non l’ottava, bensì la prima in assoluto. Sei e sarai per me e per tutti quelli che si rivolgono a te l’oracolo del mondo e della vita. Grazie per fare tutto questo”. Disse questo e l’abbracciò in maniera molto energica e sentì come se le povere ossa di zia Giulia si sgretolassero e divenissero cenere per quell’intenso coinvolgimento emotivo. Zia Giulia pianse di gioia e lasciò che Indie facesse il suo ritorno al circolo. Era lì che doveva esibirsi ed era lì il posto in cui avrebbe avuto il suo momento di gloria, era lì che si sarebbe manifestato il suo cambiamento.
Discese le scale di corsa, saltò sul motorino di Benny sperando che non se ne fosse accorto e sgusciò fuori dal cortile come una saetta. Questa volta scelse il lungomare per lanciarsi nuovamente nella zona orientale della città e quindi nella zona orientale del circolo. Pensò a quel suo sogno ricorrente, volando sulla città.

