Cap.15 – Fly

La terra della vita, Fly, la sua voce migliore, la sua luce di salvezza, la sua speranza. Fly, la sua voglia di volare, la sua voglia di saggezza, di cultura e spensieratezza. Fly, la sua amica ubriaca, la sua amica sobria, la sua amica “suono”, la sua amica timbrica. Fly, la sua amica. Interveniva per dare un senso alle sue cose, Fly interveniva. Scopriva ogni singolo angolo della sua mente, Fly scopriva. Fly, la sua linfa vitale, la sua clorofilla in uscita da Indie foglia ormai cadente. Fly, la sua certezza, la sua definizione, il suo assioma, il suo teorema dimostrato. Fly il suo limite, la sua forma indeterminata. Fly, l’insieme dei suoi numeri, delle sue parole, Fly, l’insieme delle sue note e dei suoi accordi, delle sue composizioni dei suoi pianti e delle sue gioie. Fly, l’insieme delle sue emozioni delle sue vittorie e delle sue sconfitte, Fly, fly with me, fly away with me. Fly, la sua dolcezza, Fly la sua amarezza. La luce bassa, fly, la penombra e la certezza del mattino. Fly la sua ispirazione, FLy il tramonto di Novembre, Fly il profumo settembrino, il letto del suo fiume, l’altezza della sua montagna. Fly il profondo del suo mare, l’ampiezza e la bellezza della sua terra. Fly, eternamente fly. Fly la sua norma, fly la sua infrazione alla legge eterna, fly la continuità della sua incontinuità. Fly il suo cuore, fly i suoi gesti, il suo muovere la testa. Fly il suo riempirsi la testa e gli occhi, fly le sue emozioni mancate. Fly a telefono, “Fly”, “Ciao vita mia!” disse lui “ancora una volta mi hai salvato dalle terre che tu già sai”. “Tesoro come mi hai chiamato? Oddio non ce la faccio, non può essere!” per la prima volta la voce di Fly era diventata malinconica al sentirsi chiamare in quel modo. Non doveva essere così eppure aveva sentito bene, ma glielo richiese: “Come mi hai chiamato Indie? Dimmelo di nuovo ti prego!”. In quei momenti la mente di Indie cominciava ad andare veloce indietro. Rewind verso quello che aveva pensato detto fatto. Sono questi i momenti in cui si giocava tutto. Se dici una cosa del genere devi assumerti le tue responsabilità. Se dici “vita mia” stai dicendo “vita tua”, stai dicendo vita, stai dicendo di quanto più grande è quello che hai. Fly, piangeva, Fly il suo pianto. Fly pensava, fly il suo pensiero. Fly il suo volo, Fly la sua caduta, fly il suo riparo, fly il suo rifugio. fly il suo sonno, fly la sua notte. fly la notte ed il giorno, il mattino ed il pomeriggio, fly il divenire. Indie respirava di lei, respirava fly. Fly la sua composizione il suo music book, fly il suo libro, la sua passione per ciò che arte, il suo talento la sua natura, le sue terre, racchiuse in un’unica sola infinita interminabile terra. fly l’unica terra. “Live to fly, fly to live, do or die” rimbombava nella sua mente. Indie non ritrattò: “ti ho chiamato vita mia, perché?” e Lei: “perché? perché lo hai fatto, perché lo hai detto?” Fly piangeva. A volte il mondo era così strano da capire, così pericoloso da accettare così assurdo da intuire. Indie rispose “perché é la verità, ed è curioso che tu reagisca così”. Indie credeva di aver firmato una cambiale con quella frase, ma Fly sapeva che non era così. Fly la sua parola, fly la sua consapevolezza, fly il suo dono più caro, fly la sua musica ed il suo suono, fly il suo do maggiore. Fly la sua urgenza, fly la sua esigenza il suo orgoglio, la sua voglia, il suo desiderio il suo tutto il suo inesorabile niente.
Impensabile per Indie mollare tutto per una frase che aveva detto, impensabile come il modo in cui era scappato per poter rispondere a telefono.Chiuse la conversazione con un semplice ciao e cercò di recuperarre tutto ciò che aveva lasciato in piedi nel circolo. Immaginava che Seah ormai fosse andata via, scappata, oppure seduta a terra in un angolo a pensare cosa aveva detto di sbagliato, di errato, cosa era stato a far scappare Indie in quel modo. Forse il suo odore, forse il suo sguardo aveva smesso di essere profondo al punto da rendere più importante una telefonata che stare lì con lei. Mentre correva verso il circolo, attraversò via Loria nuovamente ed entrò nella sala correndo verso il palco. Vi salì e vi ridiscese per entrare nuovamente nella saletta. Sorpreso di trovare Seah nella stessa, immobile posizione di prima, quasi come se il tempo si fosse congelato per quei minuti e nulla fosse cambiato in quei frangenti. Seah era lì immobile ed in piedi a fissare il vuoto nella stessa identica posizione in cui Indie l’aveva lasciata per correre fuori. Indie riprese fiato e come chi ha lasciato la carne sul fuoco si avvicinò a Seah lentamente, ma questa volta alle sue spalle. Le prese i fianchi ed il tempò ricominciò a scorrere. Seah si rianimò ed avvicinò il suo corpo verso quello di Indie e lasciò cadere la sua testa indietro mostrando ad Indie il suo meraviglioso collo. Indie le baciò il collo teneramente alla base e via via piano piano saliva verso il lobo dell’orecchio, mentre le sue mani cominciavano a muoversi dapprima insieme verso l’alto. Seah alzò le sue braccia per dare spazio all’esplorazione e le portò dietro di se dietro la testa di Indie cominciando a massaggiarla. A questo punto il ghiaccio era sciolto, il calore dei corpi era tanto e le mani di Indie cominciarono ad essere più audaci. Mentre dapprima si muovevano in maniera del tutto simmetrica e speculare ora la destra saliva verso il sendi Seah e la sinistra si inoltrò in mezzo alle sue gambe. Un gemito di piacere immenso accompagnò quel gesto che divenne in un attimo più energico ed appassionato. Indie iniziò la sua personalissima improvvisazione sessuale suonando le corde giuste e facendo sì che quello strumento umano emettesse suoni di piacere. Seah si lasciava suonare con un trasporto unico ed Indie era completamente estasiato. Milioni di note, di respiri, di urgenze e di accordi riempivano la stanza di odori e gemiti e canti di assoluto ed infinito piacere. La cosa che avvolgeva di più quella unità rappresentata da quella coppia era l’energia di quel volersi scambiare ogni singola emozione con forza e passione. Seah, il suo sesso, Seah la sua passione. Seah il suo corpo, Seah il suo abbandono. Il ritmo diveniva sempre più alto ed i gemiti sempre più forti, il canto saliva verso tonalità più alte e difficili e le esecuzioni di Indie sempre più complesse ed articolate. Le sue dita si muovevano ormai veloci ed audaci fino a coprire ogni singola corda di quel corpo scolpito dalla natura. Indie chiudeva gli occhi mentre disegnava il corpo di Seah grazie alle sue mani. Abbandono, piacere, grazia, passione, delicatezza, rispetto e sensualità. Erano le parole che avrebbe aggiunto al suo personalissimo mantra, ma decise di non usarle così spesso e decise di non mettere nel suo repertorio quello che stava accadendo in quel momento. La temperatura saliva e così l’eccitazione. Le crome divenivano semicrome e così si affrettavano verso cascate di biscrome fino a raggiungere insieme il punto coronato del finale ad libitum. Troppo bello per essere l’incipit di quella sera, forse troppe emozioni usate già in quel frangente, ma di sicuro un momento di pura indipendenza e libertà. Seah si ricompose ed andò via correndo. Indie cercò di chiederle se fosse rimasta quella sera, ma lei arrivata alla porta della saletta si girò e lo guardò con quegli occhi ormai stanchi per il concerto appena eseguito, lo guardò quasi per voler fissare tutto quello che era successo con un solo scambio di occhi. Cercò di congelare quel ricordo semplicemente guardandolo negli occhi. Indie rimase fulminato ancor di più e decise che non era il caso di incontrarla mai più. Seah scappò via quella sera e scappò via per sempre, non era più il suo territorio e forse non era mai stata lì. Indie riprese le sue forze, si ricompose e risalì sul palco. Prese in braccio Mercoledì e cominciò a suonare. Benny che aveva assistito dall’esteno della sala alla fuga di Seah cominciò ad avvicinarsi alla porta con calma e rientrò dietro al mixer come se nulla mai fosse successo. Non intraprese alcun tipo di discussione ed alzò il volume della chitarra di Indie. “Ricominciamo” disse ” da dove abbiamo lasciato”. Il soundcheck riprese come se quella storia non fosse mai successa. Indie era scarico adesso e le note gli uscivano con una naturalezza ancor più grande. Indie era Seah, Indie era Mercoledì, Indie era quella sala, quelle note, era il tutto in un’unica grande passione ambulante. Suonò la sua ultima nota e posò Mercoledì nella sua custodia. Alzò gli occhi e vide Libera che lo guardava fisso con le lacrime agli occhi. Era il suo turno ora, doveva provare con i Pocket full of clouds il concerto di apertura della serata finale del fall festival. Indie andò verso di lei e la sfiorò mentre gli sguardi si intrecciarono in un lungo domandarsi perché. Indie si mise di fianco a Benny al mixer e gli diede una tenera pacca sulla spalla. Come una combriccola di gatti verso l’unico piatto pieno di latte, i pocket si avventarono sul palco e presero posizione per il grande momento del soundcheck. Indie si rilassò, lasciò andare le braccia e pensò a Fly, alle sue lacrime, a Libera ed al suo sguardo disperato ed a Seah ed al suo ultimo inesorabile sguardo dalla porta. “Tutto passa, anche io passerò” disse all’amico fidato. Intanto Benny non annuì ne dissentì, ma di certo ebbe anche egli un colpo al cuore e una lacrima gli segnò il viso.

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