Sono le terre in cui Indie si sentiva a casa. Il silenzio per lui era la forma migliore di musica ed anche la più difficile da raggiungere. Essendo parte della natura ed in competa unione con essa, anche le sue composizioni decisamente risentivano di questa totalità inesorabile. Il silenzio si manifestava raramente, ma dentro la sua mente più spesso. Un esercizio costante negli anni gli aveva permesso di annullare ogni pensiero e di tendere al silenzio. “Approching silence” non a caso era tra i suoi album preferiti di Sylvian/Fripp. La tecnica era apparentemente semplice, ma ci voleva molto allenamento per raggiungere l’obiettivo. Si stendeva, chiudeva gli occhi e cercava di rilassare ogni singolo muscolo. Poi immaginava un foglio di carta vuoto su di un tavolo sgombro. Il nulla intorno. Pian piano il foglio si avvicinava al suo volto fino a coprire l’intero campo visivo che diventava così bianco. Bianca come il foglio la sua mente a quel punto cancellava ogni singolo pensiero e giungeva al silenzio. Aveva provato questa cosa per anni. Era riuscito ad applicarla al cento per cento soltanto da poco, quando il silenzio divenne una delle sue funzioni a comando. Era ormai talmente allenato che spegnersi e perdersi nel silenzio era come il risultato della pressione di un pulsante su quell’aggeggio strano che era la sua mente. Raggiungeva il silenzio e cominciava ad immaginare che la sua testa fosse piena di un magma di colore verde che pian piano cominciava a scorrere nel resto del corpo come se qualcuno avesse aperto un rubinetto sotto al collo. In maniera del tutto ordinata il flusso verde scorreva nelle sue braccia e poi nelle sue gambe e poi fino a riempigli l’intero corpo. Quello stato raggiunto era lo stato del silenzio e della completa immersione nella natura. Solo così poi poteva alzarsi piano e cominciare magari a comporre qualcosa. Se non faceva così le sue composizioni erano troppo lontane dalla realtà dove per realtà non intendiamo la musica che vende, ma l’essenza reale del mondo, le foglie, le radici, gli alberi, la terra, l’aria, il fuoco, il mattino, la notte. Per poter giungere allo stato del silenzio Indie aveva bisogno di silenzio intorno a se. Aveva immaginato di poter raggiungere le sue terre del silenzio da qualunque posto, del resto se era parte della natura poteva raggiungere qualunque posto, bastava un pò di vento oppure una corrente marina oppure il letto di un fiume per arrivarci. Indie tra l’altro conosceva anche delle scorciatoie per giungere in quei posti della sua immaginazione. Conosceva ogni singolo albero del suo percorso e conosceva molto bene anche gli animali che incontrava. Una notte però ebbe tanta paura. Raggiunse lo stato del silenzio e si incamminò verso un muro che lo aveva incuriosito particolarmente perchè aveva due porte di accesso. Una la scartò a priori in quanto gli sembrava di capire dove lo portasse in maniera abbastanza certa. L’altra gli sembrava più misteriosa e non appena l’aprì intuì che se fosse andato oltre sarebbe diventato definitivamente e completamente pazzo. allora la chiuse di colpo e scappò risvegliandosi con un sussulto e questo gli provocò non pochi problemi di ansia. Indie aveva visto la pazzia quella notte e se ne era scappato. Chissà rimanere e varcare la soglia dove lo avrebbe portato. Chissà se essere pazzi nelle terre del silenzio porterebbe a qualcosa di buono e di piacevole. Se lo chiedeva spesso. Del resto alla pazzia c’era sempre stato molto vicino. Ma le terre del silenzio erano nulla senza le terre dell’amore.
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