Cap.05 – L’abbraccio

Luci spente, desiderio di essere sul palco, attimo irripetibile, gesti velocissimi e frenetici che ai suoi occhi rallentavano fino a fermarsi. Emozioni da vendere e da comprare. Esternazioni, luci spente. Sudore, ansia, cuore a mille. Tutto era tutto, il circolo era tutto, il concerto stava per iniziare, il circolo era il concerto. Indie era rimasto quella sera, forse perché dentro di sé sperava che Libera quella sera venisse ad abbracciarlo almeno per un po’. Ma sapeva che non poteva avere più di questo, forse non voleva niente altro che questo. Forse l’abbraccio era la cosa di cui aveva bisogno. Un abbraccio è uno scambio di energia senza precedenti. Non esiste al mondo materia capace di generare tanta energia multimediale come un abbraccio tra due persone. Libera era cintura nera di abbraccio. Indie era cintura nera di abbraccio, il loro abbraccio poteva durare anche giorni e l’energia avrebbe tenuto accese le luci di Salerno per due natale di seguito. Luci spente, nessun abbraccio ancora. Luci spente e la gente aveva già superato le aspettative. C’erano tutti i demoni e tutti gli angeli che il circolo sapeva ospitare. Chissà se veniva Jamba, chissà se avrebbe portato lì i suoi singolari cappellini. Avrebbe abbracciato anche quelli. Prese un bicchiere di vino. Un cabernet, per sentirsi più nordico del solito. Più biondo e con più lentiggini, anzi più rosso del solito.
Qualcuno gli mise le mani davanti agli occhi prendendolo da dietro. Toccò le mani speranzoso. Mani affusolate, mani che suonavano senza dubbio, mani che parlavano ai suoi occhi. Si sentì sussurrare: “Lo facciamo?” e a quel punto avvertì la conferma di quello che sperava. Si girò tenendo gli occhi chiusi e si aprì in un abbraccio in Mi minore settima nona. L’accordo che amava di più perché lo portava in luoghi lontani, più belli di quelli che conosceva normalmente. Più profondi, più inimmaginabili. Immaginava oltre l’immaginabile. Il suo abbraccio fu corrisposto con un La minore sesta nona, i due accordi si unirono in una sola speranza. Libera Indie, la termocoppia libera ed indipendente. La sua speranza, il suo modo per fuggire era arrivato. Non riusciva a capire come faceva a sapere sempre dove fosse, come se Indie non si fosse mai mosso di lì, ma il circolo era il mondo ed in realtà bastava abitarci per capire dove fosse. Libera non aprì gli occhi e continuò a sussurrargli che era tutto quello che voleva. Voleva portarlo fuori da lì per poter volare nella loro semplice ed eterea indipendenza. Tutto il resto era il mondo che Indie non vedeva e forse non voleva vedere da tempo. Il mondo fuori dal suo acquario era un mondo che forse non avrebbe voluto vedere più. E come sempre accadeva un mi basso suonato da uno dei brit-fratelli dei Lef per risvegliarlo dal suo stato e farlo tornare a quest’altro mondo.
Luci spente e “punto interrogativo” abbracciavano la sala in un unico caldo brano psichedelico. “Sei ancora in tutto ciò che sono ed in tutto ciò che sarò!” cantavano i Lef ed Indie faceva sua questa frase ripetendola, sussurrandola a Libera come se fosse la sua unica speranza. Luci spente ed I lef suonarono per un’ora e più. L’abbraccio durò così tanto, Indie abbracciava Libera ed i Lef abbracciavano la sala del circolo che abbracciava tutti in un unico caldo “essere” nel mondo. La serata finì così ed Indie si ritrovò nel suo letto come se non si fosse mai mosso di lì.

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