E’ singolare ed interessante come guardare e sbirciare sulla librerie altrui porti inevitabilmente alla creazione di un profilo personale delle persone. Cominciando dalle foto che gli altri lasciano in giro per casa, passando per i quadri, i libri, i cd ed i dvd, si arriva a guardare poi il copriletto e su come sono disposte le cose sulla scrivania ed intorno al computer. Indie ne aveva stilato una sorta di tassonomia ed aveva sviluppato un paradigma per poter poi affrontare questo tipo di persone in base al profilo che aveva creato nella sua mente sociale.
Guardando sulla libreria di Allen per esempio si era reso conto di quanto gli anni 70 fine ed inizio anni 80 avessero condizionato la sua vita, il suo modo di fare, il suo modo di vestire. Il disco più nuovo non superava l’età di Trompe Le Monde dei Pixies e di conseguenza i manifesti dei concerti che ancora regnavano nella stanza non potevano che essere di Kim Deal, di Iggy Pop. La scrivania di Allen era fatta in modo che si potesse affrontare da un solo lato. I suoi libri di inglese e russo creavano una barriera per ogni essere umano tranne che per lui, un london’77 addicted capace di entrare in qualunque buco data la sua esile stazza. Comunista fino all’ossicino della cupola del labirinto dell’orecchio medio, adorava Indie, la sua musica e le sue idee rivoluzionarie, di conseguenza quella sera confermò la sua presenza all Fall festival con un fantastico sms. Ricevere un sms di Allen era come vedere la cometa di Halley, quindi possiamo affermare che trattavasi di un sms di Halley.
Guardare la libreria dei dvd di Jamba era come immergersi nella purple haze di fine anni ’70. Il mitico Jamba, mitico davvero, ogni 18 settembre commemorava la morte di Jimi Hendrix organizzando un festino nel suo covo a base di Drifting, Angel e The wind cries Mary. Indie non se ne perdeva uno anche perchè era l’occasione per incontrare vecchi fantasmi del passato che di continuo cambiavano pelle ed abitudini creando non poca confusione. Capelli rasati e zampa d’elefante non rendono molto l’idea di tu chi sia, ma rendono senza dubbio l’idea che tu sia passato da un tempo all’altro ed ora sei in una fase di transizione. Cronologicamente ti viene da pensare che tu abbia tagliato i capelli come ultima cosa. Jamba aveva confermato la sua presenza con un sms: “chi è dint è dint e chi è fore è fore” traduzione: chi è dentro, è dentro e chi è fuori e fuori, per indicare che chi non veniva passava nella black list e lui come sempre era nella white. Guardare la libreria e le foto in particolare di Spark era come calarsi in un mondo glam pop major di un glitter che faceva rabbrividire un esserino intimo come Indie. Foto di George Michael e di Prince si mischiavano a foto di Spark con attori, per volervi trattare bene, italiani visibilmente infastiditi (della serie scatta presto che questo qui mi fa schifo). Compilation cd di natale e di lounge music degli stivali di Indie ed una perfezione da serial killer nella disposizione delle cose sulla scrivania rendevano Spark spark! Confermava anche lui con un old-fashioned sms della serie: “Egregio signore siamo qui per confermarLe la nostra spero gradita presenza” e quando diceva nostra parlava ovviamente di sè. Lifo invece aveva una scrivania di tutto rispetto su cui regnava un poster della 4ad con Annie Clark dei St. Vincent. Indie adorava Annie Clark, adorava le sue mani ed il modo di suonare, adorava anche quei suoni assurdi ed in maniera sinestetica, alla sua maniera, visualizzava respiri e colori di una intensità imbarazzante. Lifo si chiamava Alfonso e lifo era il soprannome più azzeccato del ventunesimo secolo. Immaginatevi un bicchiere da 0.20, di quelli vecchi da cucina con la base esa oppure ottagonale. Prendete 3 palline da ping pong e numeratele. Inseritele in maniera ordinata nel bicchiere, quindi prima la 1 poi la 2 e poi la 3. Ovviamente per come sono grandi le palline e per come è capiente il piccolo bicchiere da 0,20 per poter tirare fuori la pallina numero 1 dovete estrarre prima la 3 e poi la 2.. chiaramente. Questa “tecnica” prende il nome di L.I.F.O. (last in first out) per indicare che l’ultima pallina ad entrare è la prima ad uscire. Ecco Lifo faceva sistematicamente tardi ad ogni occasione, ad ogni concerto che si rispetti e che sia degno di essere chiamato tale. Lifo arrivava in orari assurdi ed essendo quindi la sala di solito piena e lui l’ultimo ad arrivare, alla fine del concerto era per forza il primo ad uscire. Lifo essendo agorafobico se non c’era nessuno nello spazio aperto e vuoto del locale diventava Fifo non solo perchè applicava la tecnica del First in first out e cioè il primo ad entrare era il primo ad uscire, ma anche perchè Fifo era diminutivo di fifone. Lifo/Fifo confermò la sua presenza con uno stack di sms. Arturo aveva una scrivania strapiena di sottobicchieri, strapiena zeppa di bottiglie vuote di birra e ne conosceva fino all’ultima goccia le proprietà organolettiche, sconvolgenti e dissanguatorie. Arturo se ti beccava era capace di raccontarti la wikipedia della birra e di ogni altro alcoolico presente sulla terra senza mollarti per un secondo. Arturo spedì un alcoolico ed etereo sms che confermava la sua presenza al circolo quella sera. Variabile aveva una libreria stracolma di strumenti e strumentini provenienti da tutto il mondo. Adorabile ed incisivo riusciva a dire in sequenza ventimila parole senza trovare una soluzione al labirinto lessico in cui si cacciava. Senza apporre punteggiatura aveva aderito alla serata con un dislessico sms. Luna aveva la scrivania piena di rane ed il pavimento pieno di farf. Il Farf era un’entità a se. Un cane, anzi no ogni cane. Una entità farfosa ed adorabile, talentuosa in ogni cosa, ed incazzosa in tutte le cose aveva confermato la sua presenza con un sms punk dal suo i-Farf. Solo di un autentico bugiardo può essere la scrivania di chi mette le foto di ghandi e del presidente del consiglio a breve distanza. Anche perchè si sa molto bene che la distanza fisica indica anche la distanza di opinione. Amedeo non aveva accettato l’invito di Indie, forse gli avrebbe fatto male sentirsi dire qualche verità. E si sa chi è bugiardo può morire di verità. Il suo sms era pieno di scusami, ma sai cosa… non posso venire perchè devo pulire lo skateboard al mio gatto. La scrivania di Alberto ed i muri della sua stanza erano tappezzati da poster degni dell’ultimo garage dell’ultimo meccanico della terra. Donne con seni esagerati, in bikini ed a volte no, nudità debordanti dalla minuscola lingerie devastavano la bellezza della “donna” in quanto tale. Ed a quanto pare devastavano anche il cervello di Alberto che era convinto che la vita fosse un lunghissimo film porno in cui il protagonista principale, la porno star, fosse lui. sempre e solo lui a dare un motivo alla vita. Sesso e niente più, del resto tutto quello che aveva da far vedere o rappresentare in quanto uomo era tutto lì. Alberto inviò il suo sporco sms di approvazione degno di un film trash anni 70 con Renzo Montagnani che palpa una cameriera di nascosto in cucina.
Dolce rifiuto quello di LittleAnn, la sua scrivania non era possibile vederla, perchè era solo nella fantasia di Indie. LittleAnn non esisteva come non esisteva la sua scrivania, ma il suo sms fu dolce “sai non posso venire perchè non esisto, ma ti ascolterò lo stesso, tanto è uguale”. Molte erano le persone non persone che venivano quella sera. Tutti avevano il loro profilo con se pronto a metterlo a disposizione di Indie e della sua irripetibile serata finale. Finale, che bella parola, significa sempre qualcosa. Finisce qualcosa per dare il la all’inizio di un’altra cosa. Oppure finisce qualcosa definitivamente. Oppure finisce qualcosa per farne finire un’altra. Ad ogni modo la fine era vicina, di cosa non lo sapeva nemmeno Indie, ma di certo sarebbe finita.
Tutto quel sentire vicine le persone per la sua ultima serata gli faceva venire in mente la sua infanzia.

