“Be different, stay independent” questo recitava il sottotitolo del manifesto: “Salerno Fall Festival”. e più giù l’immagine di un albero senza foglie e chioma a rappresentare la perfezione della natura. Le radici, le roots, dell’albero erano rappresentate da celebri improvvisazioni divenute un cult per ogni musicista. John Coltrane, Bird, David Guilmour, Pat Metheny, Wes Montgomery e via discorrendo. “It begins to tell, round midnight” era il primo evento in programma per la giornata conclusiva. Un gruppo jazz avrebbe aperto la serata con una fantastica versione di Round Midnight di Telonious Monk, voce femminile, pianoforte, flauto traverso, contrabbasso e batteria. A ricordare quella meravigliosa versione di una fitzgerald ormai invecchiata del 1979 a Montreux. “I do pretty well, till after sundown, Suppertime I’m feelin’ sad But it really gets bad,’round midnight” risuonava nel suo cervello come Indie si avvicinava al manifesto. Pensava a quante volte l’aveva sentita cantata da Libera quella canzone, e pensava a quanto fosse strano vederla suonare da altri quella sera. Il programma prevedeva poi il concerto dei Pocket full of clouds ed infine il suo intervento. L’intervento conclusivo per dare il colpo finale che tutti aspettavano. Benny intanto stava preparando anche la stampa al ritorno sul palco di Indie e non credeva ancora che sarebbe successo. Benny credeva molto nella musica di Indie, soprattutto perché non la capiva fino in fondo e quindi si dava una possibilità di ascolto in più anche per darsi motivazioni diverse dalla solita solfa che era costretto a volte ad ascoltare. E poi quello era il Fall Festival. Fall come autunno, fall come fall out, come caduta in basso, fall come cascata, fall come autunno. Avrebbe suonato l’autunno probabilmente Indie. Di sicuro avrebbe improvvisato qualcosa, non si sarebbe preparato niente per quella sera. Del resto il suo Fall Festival era nato sull’improvvisazione. L’autunno era soltanto una delle stagioni improvvisate che il mondo ti sa proporre ogni anno. Quell’autunno gli elementi avevano veramente fatto i capricci, avevano di certo fatto sentire avvertire la propria forza. L’aria era gelida, quella sera, quasi a sottolineare che il momento era importante, come il natale lo è per alcuni. Il freddo, ma non la neve, a Salerno non c’è. Il freddo che ti taglia la faccia e poi nella zona orientale tiravano tutti i venti della rosa. All’incrocio poi tra il circolo, le scuole e la banca non ci si annoiava mai da questo punto di vista. In do minore questa versione di round midnight, perchè in mi bemolle è quasi impossibile, arrivava dalle finestre del circolo il soundcheck. Indie prese una birra, e cominciò il rituale dell’alcool a stomaco vuoto. Non fumava, ma l’alcool gli piaceva. Benny soddisfatto dietro al mixer brindò con lui al solo pensiero di vederlo con la chitarra in braccia di li a poco nella serata. Libera non c’era, gli serviva una telefonata. La telefonata che lo avrebbe incoraggiato a dare il meglio di sè per “risvegliarsi” dal torpore del non suono. Chiamava a sè l’evento della telefonata come un animale emette il suo richiamo d’amore, come un pavone mostra i suoi colori. Intanto il suo stato di concentrazione lo portò nuovamente nel suo acquario ormai preferito: respiro profondo, luci basse dentro, luci forti fuori. respiro profondo ancora e ansia, ormai tanta ansia. come un accordo di quinta aumentata la tensione saliva dentro di se. frastornato dalla sua stessa musica che stava in quel momento componendo senza strumento. Le braccia immobili gli rendevano le cose difficili, ma la mente, ah la mente, quella si che volava veloce, quella si che emetteva il richiamo, quella si che gli permetteva di vibrare ancora come una foglia prima di cadere a terra in autunno. fall, fall, fall again in uno stato di quiete apparente. La notte dentro Indie ed il giorno negli occhi di chi lo guardava. Egli nel suo stato acquoso e gli altri allo stato solido. Egli nelle luci basse, gli altri nella luce azzurra e forte. Tentò di muovere una mano e subito l’acquario si ruppe nuovamente e fu risucchiato tutto nel buco nero della sua realtà. Il telefono vibrava, il richiamo aveva suscitato quell’attimo di sopravvivenza che prendeva il nome di Fly sullo schermo del suo smartphone. Rispose di getto:”stasera suono sul palco”. Fly non credeva a quelle parole e gli disse qualcosa che gli fece ricordare che cosa gli provoca suonare. Gli ricordò che è un’emozione un pò troppo forte, ma se vuole rischiare sarà ben lieta di ascoltarlo anche da lì. “Ma dove sei?” disse Indie “Dove vuoi che sia?” “Hai ragione domanda stupida, ma lo sai ci provo di solito per riuscire a capire per bene i tuoi spostamenti. Sai oggi mi sento particolarmente euforico, e non posso assolutamente fallire. Tutto dipende da come andrà questa serata finale.” Poi realizzò, “ma mica mi starò dando troppa importanza? chi vuoi che se ne importi di me se non me stesso? e Fly, e Libera, e Benny, e zia Giulia, insomma la lista cresce forse a qualcuno frega.” Fly disse: “non pensare a Libera, dobbiamo fare in modo che tu riesca a suonare indipendentemente da lei ” e lui:”lo sai che non sempre riesco a farne a meno, è una parte importante di me, sa sempre dove trovarmi, sa sempre dove sono, adesso poi.. lo sanno tutti…” “ok spero di vederti dopo” sussurrò Fly ed Indie “si, come no..” disse con un pizzico di malinconia. Uscì fuori dal circolo a respirare.
“Ah, l’aria di novembre è il vero fall festival, le foglie a terra i colori caldi, novembre mi aiuta a respirare diversamente. Novembre in qualche modo mi appartiene più degli altri mesi. Novembre è freddo fuori e caldo dentro” Indie realizzò che ogni tanto gli facesse bene essere fuori da tutto e dedicare un attimo del suo stato a se stesso e basta. Era forse il momento di fare un nuovo viaggio, passato il fall festival di sicuro bisognava partire in una direzione oppure in un’altra. Bisognava partire e lasciarsi dietro tutto, si tutto, ma solo per un pò. Indie sapeva che dentro di se aveva memoria abbastanza per poter ospitare le cose belle e le cose brutte. Poi sul fatto di quali fossero le belle e su quante fossero le brutte non c’era molto da discutere era fin troppo evidente. Indie sognava un mondo con i colori di Novembre, ma ogni tanto aveva bisogno di una serie di puri bicorde suonati con il distorsore ed una batteria che facesse sentire il vento dietro le spalle. Mise le cuffie e lanciò una Aces High degli Iron Maiden dall’album Powerslave. schiavo della potenza dell’heavy metal degli iron, non necessariamente fan di tutto quello che avevano fatto, ma di sicuro era un powerslave. Riusciva nella stessa giornata a passare dai lush a david sylvian agli iron maiden. Ci mancava vivaldi e qualche autore russo per completare l’opera. Uscire fuori gli servì anche per appoggiarsi minimamente sul muretto di fronte al circolo. Non ci si sedeva da molti anni da quando praticamente era una pratica comune e da quando via loria non era a doppio senso. Che assurdità i ricordi e soprattutto quani ne aveva. Erano tutti nella sua mente ad aspettare di essere tirati fuori per ferirlo sempre un po’, ma del resto che senso avrebbe vivere altrimenti. Decise di rientrare, ma si accorse che aveva passeggiato e si era spostato di molto da lì. Il circolo non era più vicino e i suoi passi facevano poco rumore. Luci basse, respiro, luci basse e Indie cominciava a non sapere dove fosse. Libera lo recuperò immediatamente alle spalle e si sentì per un attimo meglio. “Dove sono?” “Con me, dove vuoi essere” “Ma lo sono definitivamente?” “Non ancora Indie, non ancora.” e sorrise come solo lei sapeva fare. Si destò da questa assurda sensazione grazie ancora e solo alla telefonata in arrivo: “Dove cazzo sei?” disse Benny “ah eccoti sei seduto di fronte al circolo e io qui dentro ad aspettare te.. insomma stasera la dobbiamo fare sta cosa oppure no? Se hai cambiato già idea dimmelo!!” ed Indie che non riusciva a capire come si fosse spostato così velocemente disse “no scusa Benny, sono qui diamoci da fare. Recupero la chitarra e facciamo il soundcheck. Che il Fall ricominci!!” Ed il fall ricominciò.

