Mise su le cuffie e partì Lady Killers dei Lush, pezzone un po’ da teenager, ma gli piaceva da morire. Gli dava la giusta carica per affrontare la passeggiata verso la zona orientale. “Hey you the muscles and the long hair, telling me that women are superior to man” e le chitarre di Emma Anderson e Miki Berenyi con le loro voci regnavano allo stesso modo sognanti e cazzute. Il ponte tra lo shoegazing ed il dream pop degli anni novanta finché Chris (il batterista) non decise di suicidarsi. Indie aveva comprato il biglietto dei Lush al Tunnel di Milano, ma il concerto fu annullato proprio per la decisione di Chris. Indie e Libera arrivarono in quel della zona orientale, poco lontano dal circolo, quindi poco lontano dal mondo. “I miei” di Indie consisteva in una vecchia zia Giulia che viveva da sola ancora autosufficiente nonostante l’età avanzata.
Non appena li vide zia Giulia disse:”eccoli qua Sid e Nancy, datemi subito una sigaretta altrimenti non riesco a parlare con voi”. “Zia lo sai che ti fa male fumare”. “Mi fa male, ma lo sai anche tu che non è un problema più alla mia età. tu non devi fumare” ed Indie:”infatti non fumo. tiè” e sorrise come solo un nipote può fare. Zia Giulia era una ottantenne resistente e comunista fino all’osso anche se in passato si era trovata a votare un po’ in giro, senza ritegno da destra a sinistra passando per l’inevitabile centro e salendo e scendendo tra bassi ed alti. Adorava Indie per il fatto che lo trovava davvero indipendente e capace di reggersi da solo in tutte le cose che realizzava. Mai un problema da quando aveva iniziato a vivere da solo. Indie amava risolvere i problemi da solo, Indie non amava mettere in allerta tutti. ma tutti per lui erano zia Giulia e nessuno più. Nella sua vita aveva solo lei e nessuno più. Zia Giulia preparò il caffè con il suo rito personalissimo e mentre lo faceva lo spiegava per l’ennesima volta al nipotino preferito ed unico : “Prendi la parte inferiore della ciofeca e riempila fino alla valvola, si ma metà valvola non tutta altrimenti viene lento. Inserisci il filtro e dai un colpetto con il dito indice al centro di esso. Se vedrai zampillare l’acqua dai buchi vuol dire che sei sulla buona strada, se invece una volta inserito il filtro, vedi una piccola pozzanghera d’acqua al suo interno stai sbagliando e devi ricominciare tutto daccapo. Dai giusto due colpetti, non di più altrimenti l’acqua se ne esce. poi datti da fare con il caffè creando una bella montagnella, ma inserisci sempre piano un poco prima e poi schiacci con il cucchiaino e poi ne metti ancora un pò fino a che non si forma una bella montagnella. prendi la parte di sopra della ciofeca e la stringi ben bene. poi niente fretta: <<pignato aspettato mai vullut>> traduzione: se aspetti che bolle l’acqua in una pentola non bollirà mai. fuoco basso Indie mi raccomando, basso basso: <<o ccafè addà saglì chianu chianu>> traduzione: il caffè deve salire piano piano.” Il suo dialetto era un misto tra costiera amalfitana, salernitano e napoletano classico. Una mistura multi-fonica che Indie adorava ancor più della zia stessa. “<<quann je moro tu l’e a fà accussì o ccafè capito?>> traduzione: quando io morirò tu dovrai fare il caffè così capito?. Servì il caffè e tutti ne bevvero con piacere. Il caffè di zia Giulia era un toccasana per Indie in versione family-man. “Ma mo che fai?” chiese al nipote pur conoscendo la risposta. “Eh zia ho sempre la indiefarm, e vado in giro a farneticare che voglio un mondo migliore. stasera sono al circolo per la serata finale che devo concludere il festival col botto” Non finì nemmeno la frase che Benny chiamò sul telefonino:”Indie allora dove stai?” “sto da zia Giulia, ti raggiungo tra poco, pranziamo insieme?” “sempre se sei da solo, che a quanto pare ultimamente stai viaggiando accompagnato, o sbaglio?” disse benny insinuando, “non sbagli, rompicoglioni, non sbagli, vengo da solo” non guardando Libera e scegliendo il futuro della sua giornata da solo. Si congedò da quell’ambiente a lui famigliare e si congedò successivamente dalla sua ormai inseparabile e si trasferì al circolo, si trasferì nella città che il circolo rappresentava.
Di nuovo le cuffie per il suo viaggio: “Maybe I should make you stay away, so you can really concentrate on where you are today” e ripeteva insieme all’i-coso le parole dei Lush. Cercò di concentrarsi e di pensare a cosa dire la sera al circolo. Come colpire la gente con un finale schiacciante, come colpire i musicisti che sempre lo avevano in qualche modo ascoltato con qualcosa di nuovo e strabiliante. Pensò “quasi quasi mi porto la chitarra così cerchiamo di capirci ancor di più”. Prese il telefono e chiamò Benny: “Hey, lascia un canale libero per me stasera” “certo il microfono è già montato” rispose Benny, “no caro, mi serve anche un jack strumenti”,”noooooo non mi dire, non vorrai mica suonare stasera? vedi che mi commuovo!” Indie non suonava da troppo tempo in pubblico e stava scegliendo di farlo proprio quella sera. La sera conclusiva del fall festival. Sarebbe stato un onore per Benny, un onore per il circolo ed un onore per il festival stesso. un gatto si avvicinò ai piedi di Indie e cominciò a miagolare incessantemente. “Quanta povertà” pensò, “anche gli animali hanno fame in questo posto, quanta tristezza e quanta claustrofobia in questo dannato posto” e poi rivolgendosi a Benny: “si ho deciso, stasera lo faccio!”. Benny quasi non tratteneva l’emozione era l’occasione della sua vita, fare i suoni per Indie la sera finale del fall festival il giorno conclusivo. Una serie di eventi che avrebbero portato una marea di gente, ma bisognava fare pubblicità. Allora si affrettò di corsa a condividere notizie su twitter e a ricevere centinaia di retweet dalla sua rete. Tutti volevano vedere di cosa sarebbe stato capace Indie quella sera, tra parole e suoni, tra parole ed ispirazione ed improvvisazione. Benny ci credeva, poteva essere davvero la serata conclusiva di un’epoca intera di sofferenze. Indie aveva deciso di risalire sul palco.

